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BIOETICA
E GERIATRIA
Il Dipartimento di
Biologia Strutturale e Funzionale dell’ Università degli
Studi dell'Insubria ha organizzato un importante
"Colloquio Internazionale sui compiti futuri dei
Bioeticisti nella società civile dei prossimi decenni".
La Bioetica dovrà rispondere
alle esigenze di una società sempre più pluralista e
sviluppata ponendo al centro dell'attenzione generale i
diritti civili, l'autonomia e l'autodeterminazione dei malato,
la sua dignità e il suo interesse, evitando le posizioni
precostituite, condizionate
dalle ideologie (religioni, scienza, politica, denaro), il
paternalismo beneficente dei medici e l'onnipotenza della
medicina, lo strapotere dell'economia, il rigore della legge,
l'ingerenza dei familiari, gli interessi delle Assicurazioni e
del Servizio Sanitario Nazionale e dovrà allinearsi ai
progressi della scienza e della tecnica.
L'umanizzazione
della medicina ha lo scopo di migliorare l'assistenza al
malato in ogni stadio della malattia, attraverso la
valorizzazione della professione medica,la preparazione
universitaria, l'informazione alla popolazione, la formazione
degli operatori sociosanitari, la regolamentazione della
sperimentazione farmacologica, la condivisione delle decisioni,
il coinvolgimento dei malato, il consenso informato,
l'alleanza fra medico e paziente. Le
soluzioni proposte nel "colloquio" sono state
numerose, ma anche la difficoltà a preparare ed accettare il
Bioeticista ideale, che risponda alle molteplici e spesso
contrapposte esigenze di tutti gli operatori, sono molteplici
e ben evidenti.
Dei numerosi
interventi in ordine biologico, medico, legale, sociale,
riferirò solo alcuni problemi di prevalente interesse
geriatrico riguardanti direttamente ospiti e operatori di una
Residenza Sanitaria Assistita. I progressi
della scienza e della tecnica permetteranno nei prossimi
decenni di prolungare la vita, di ridurre la morbilità della
senescenza, di controllare le malattie ereditarie, di ridurre
l'incidenza dei tumori e delle malattie degenerative.
Oggi la terapia
preventiva è in grado di correggere quei fattori ambientali
(abitudini di vita, fumo, alcool, dieta, inquinamento)
sicuramente implicati in numerose malattie tipiche dell'età
senile, di praticare la profilassi delle malattie infettive,
dc-ii incidenti e dei tumori,di prescrivere norme dietetiche e
igieniche compatibili con lo stato di salute (dimensione
fisica, psichica, relazionale, spirituale) e può migliorare
la qualità della vita.
La terapia
palliativa, non potendo guarire la malattia, si limita a
controllarne i sintomi patologici che angustiano le fasi
terminali: evita sia l'eutanasia sia l'accanimento
terapeutico, spesso foriero di sofferenze e disagi, sempre
gravato da alti costi sociali; garantisce la cura della
malattia e l'alleviamento di ogni tipo di sofferenza-. stimola
una vita comunitaria; assicura la dignità della persona,
offrendo sostegno sanitario, psicologico, spirituale,
relazionale e affettivo ai morenti e alle loro famiglie e
coinvolgendo diverse figure professionali: medico paliativista,
specialista. psicologo, infermieri, ausiliari
socioassistenziali, assistenti sociali, volontari.
Quando l'anziano
diventa non autosufficiente nel corpo e nella mente e ha perso
ogni autonomia e decisionalità, predomina l'assistenza
sociale su quella sanitaria, prevale l'infermiere sul medico,
si inserisce la figura dei volontario. A
questo punto nascono problematiche etiche di difficile
soluzione riguardanti l'applicazione di interventi sanitari
straordinari, la demedicalizzazione progressiva, la funzione
tutoriale rivolta alla persona e alla famiglia, l'opera dell'infermiere
professionale e deìi' ASA, mirata ad evitare ogni tipo di
sofferenza e ad assicurare un sereno trapasso.
Se il compito
della medicina è quello di guarire la malattia (sostituendosi
alla natura che ha sempre attribuito alla malattia un valore
selettivo), spostando sempre più in avanti la scadenza della
vita, garantire una senescenza vissuta in condizioni
accettabili, è compito delle cure palliative quello di curare
il malato giunto allo stadio terminale anche quando non vi è
più possibilità di guarigione definitiva, praticando una
efficace terapia del dolore, controllando vomito, diarrea,
stipsi, dispnea, ma anche assicurando una buona comunicazione
con il paziente, fornendo un'assistenza somatica, psicologica,
spirituale, sociale, controllando l'angoscia e la depressione,
assicurando la serenità dell'ambiente, evitando ogni forma di
accanimento terapeutico, giustamente considerato un delirio
tecnologico.
Anche se la
cultura occidentale oggi tende a negare la morte, non la
affronta ed evita di parlarne (il malato terminale muore
spesso in ospedale, lontano dall'ambiente familiare), tocca al
bioeticista preparare il malato e la famiglia al trapasso (che
deve essere considerato un fenomeno naturale e non un evento
straordinario), occupandosi a fondo con il massimo impegno del
malato inguaribile, assistendolo da vicino negli ultimi mesi
di vita, facendo riferimento, di volta in volta, ai medico
curante, allo specialista, allo psicologo, al medico legale,
al sacerdote. Inopportuno
prospettare oggi in Italia eutanasia e suicidio assistito, in
contrasto con la nostra cultura religiosa e sociale.
Indispensabile invece diffondere i diritti del morente,
recentemente redatti dalla Fondazione
Fioriani, per difendere le persone nel momento più critico
della vita. Utile estendere la formulazione del
"testamento biologico" (carta di autodeterminazione,
living will) che. se in Italia non ha ancora valore
giuridico. rimane pur sempre utile e sicura guida per il
malato e il familiare e che inoltre è finalizzato ad evitare
l'accanimento terapeutico e a garantire l'applicazione delle
ultime volontà dei paziente colpito da una malattia
invalidante e terminale, ultime volontà espresse in pieno
possesso delle facoltà mentali.
Gianni Sala |